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Poker live, e se stravolgessimo l'utilizzo dei montepremi garantiti?

  • Scritto da Cesare Antonini

L'utilizzo dei montepremi garantiti, uso e abuso nelle organizzazioni di poker live di casa nostra. 


E se la risposta per il futuro del poker fosse una rivoluzione dei prizepool garantiti dei principali eventi dal vivo? La riflessione sorge spontanea visto che la nostra testata avrà un mese molto denso e con impegni in due tornei che attireranno i protagonisti del settore: prima dal 12 al 15 ottobre il Tana delle Tigri by Lottomatica, quindi, dal 31 ottobre prossimo l'edizione 25 dell'IPO di Campione d'Italia, l'ultima in ordine "numerico", almeno.
E pensando a questi due eventi totalmente differenti, abbiamo pensato alla natura dei due montepremi. Il primo è "guaranteed" ma è "smile", cioè non fissa in effetti una cifra che, in caso di overlay o buco che dir si voglia, deve essere "garantita", appunto. Il secondo mette in palio 1 milione di euro con la speranza e la concreta possibilità di sfiorare i 2 di milioni.

Ora starete pensando ancora: sì vabbé ma dove vuole arrivare con queste considerazioni? Semplice: il garantito è giusto se viene utilizzato correttamente. Una parola penserete voi, cari lettori. Beh non proprio. Il "Tana" ha deciso di usare questo format che è più una formula di marketing. Però funziona. Perché per un torneo di questa storia e di queste caratteristiche non ha senso piazzare un prizepool medio basso che poi rischia di generare solo terrore negli organizzatori costretti a cercare entries come se fosse ossigeno. No, non dovrebbe funzionare così. Su certi eventi, e lo dicono alcuni organizzatori non noi, il garantito è già inutile adesso. Ma sembra quasi che qualsiasi evento non sia degno di nota se non vengono assicurate decine di migliaia di euro dall'organizzazione nella locandina o negli spam sui social dei tornei. Non vogliamo fornire qui una regoletta magica. Anzi ci siamo presi volontariamente gli estremi del settore in questo momento: chi sorride ai garantiti e chi offre quelli più alti. Tuttavia, nel mezzo, ci sono tante sfumature da seguire nell'organizzazione di un evento: la location, il bacino d'utenza, la liquidità che si pensa di avere, le date, i periodi dell'anno. Ormai una minima variabile può spostare tantissimo e gli equilibri sono sempre più labili e precari. La pool e i field, del resto, sono quello che sono ormai.
Tornando all'IPO, in questo caso il garantito ha senso. Sul piatto c'è 1 milione! Tanta roba per l'Italia e anche per l'Europa. Ma senza aprire il file della storia di questo torneo che è lunghissima e bellissima, a questi livelli si è arrivati proprio con un percorso molto complesso e durato anni. Ma con certi numeri e la prospettiva di superarlo di gran lunga ha senso piazzare dei prizepool garantiti. Molte organizzazioni, invece, lo usano più come fumo negli occhi. Per noi. invece, dovrebbe rappresentare benzina sul fuoco. Inutile garantire un torneo per la cifra che più o meno ha fatto nella passata edizione: l'Ept Barcellona ha fatto ancora un record nel 2017 ma il garantito era sembrato a tutti inutile. E' un trampolino e uno strumento di marketing per un evento. Costosissimo ma lo è. Ridurlo a semplice pubblicità non ha senso.
Una considerazione che dovremmo fare sempre più spesso: in Italia tira più un torneo che fa tanti entries e ha superato il garantito dopo due flight, rispetto ad un overlay che, invece, dovrebbe essere considerato un occasione per i players. Quando c'è il rischio di "bucare" invece i nostri si demoralizzano. Dovrebbe essere esattamente il contrario, sappiatelo.
La speranza, quindi, è un utilizzo più consapevole e meno smodato di questo strumento. Specie quando le strutture sono già buone di per sé. Giochiamo a poker. Poi più siamo e meglio è, ma che le organizzazioni si prendano i rischi che possono senza strafare!
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