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Riordino giochi e liquidità di poker online: il problema è fare i conti senza l'oste

  • Scritto da Cesare Antonini

L'inutile "teatrino" della politica sui giochi continua a fare danni oltre che a fare i conti senza l'oste dalle slot al poker online. 

E' tutto davvero ancora campato in aria ma alcune testate giornalistiche nazionali hanno lanciato l'allarme: se il riordino dei giochi a livello nazionale dovesse davvero andare in porto, l'erario potrebbe perdere fino a 1 miliardo e mezzo di euro a partire dal 2019. E subito c'è da affrontare il mancato introito dalle Regioni che stanno provvedendo da sole (andando contro alla riserva di legge sui giochi che spetta allo Stato) con leggi anti-slot, a limitare il mercato dei giochi: questa azione che viene già azzerata spesso dai ricorsi ai tribunali amministrativi regionali, "costa" all'erario altri 500 milioni di euro che possono sin da subito danneggiare le casse statali.

In tutto questo i ritardi (ancora presunti) dei lavori italiani sulla liquidità condivisa di poker online sembrano davvero fuori luogo. Così come fuori luogo suonano ancora di più le uscite contro questo processo normativo che in Europa sta già volgendo lo sguardo ad altri Paesi in tutto il mondo ancora prima di partire.
Pare che la Francia abbia chiesto all'Italia: "Ma, quindi, siete dei nostri?". In parole povere, ovvio. Della "nostra" risposta non v'è traccia ma alla luce di queste perdite dovute ad una gestione politica inefficiente e a tratti sconsiderata, vanno fatte alcune precisazioni. Abbiamo già detto la scorsa settimana quanto sia bassissima l'incidenza del poker sul gioco in Italia, meno dell'1%. Alla luce di una politica che vuole assecondare più il sentimento popolare (quasi più da social network) che una corretta gestione sia dal punto di vista economico che sociale, è imbarazzante quello che potrebbe accadere. Dopo un dibattito "miope" che ignora persino l'esistenza di un tessuto di sale da poker live funzionanti e decisamente borderline, adesso l'allarme della Ragioneria di Stato e della Corte dei Conti potrebbe costringere il Governo attuale a mandare tutto "a monte". Un caos assurdo.
Quindi, ci chiediamo, ma come si fa a gestire un Paese in questo modo? Si grida allo scandalo se si tratta di rivitalizzare un settore che vale lo 0,72% dei giochi in Italia con una politica che tutti gli Stati europei vedono solo come uno sviluppo non solo necessario ma anche inevitabile, e poi qualcuno ci verrà a dire che, fermi tutti, abbiamo sbagliato i conti e bisogna rifare tutto daccapo?
La liquidità regionale va fatta o rischiamo di perdere tutto quello che abbiamo costruito finora spedendo masse di players anche nella vicina Francia, in Spagna o in Portogallo oltre a tutti i Paesi in cui si può giocare a poker online sul dot com. E mentre politici e associazioni gridavano allo scandalo per questo nuovo "aumento" dell'offerta di gioco, dall'altra parte cercavano di mettere "ordine" sul comparto slot senza pensare (ma noi lo andavamo dicendo da parecchio) che prima o poi chi lavora seriamente e sbatte i tasti sulle calcolatrici di Stato gli avrebbe detto "ma dove pensate di andare senza 2 miliardi di euro di tasse all'anno?".
Dopo aver sventato quindi il proibizionismo senza frontiere di alcuni movimenti politici che hanno compreso come attualmente fare a meno dei soldi che arrivano dal gioco sia impossibile, ora forse capiremo che questo settore lo dovrebbe gestire chi è in grado di farlo ossia le aziende e il regolatore, l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Senza bavagli, manette e condizionamenti no sense di una parte della classe politica che definire impreparata potrebbe sembrare un eufemismo.
Così come per le slot anche per la liquidità lasciate lavorare in pace Adm. Non risolverà mica i problemi dei conti dello Stato proprio perché l'aumento di eventuali volumi sul totale rischierebbe di essere infinitesimale, ma per gestire bene quel prodotto di gioco sia a livello economico che sociale e "sanitario" è quella l'unica strada.
Non è concepibile, e questo lo diciamo da cittadini italiani, assistere a colossal lunghi mesi, una "soap opera" politica in cui l'unico scopo è mantenere la calma in vista delle tornate elettorali e dove alla base manca quello da cui si doveva partire: il conto economico di tutta questa bella storia.
Possibile che chi ci gestisce debba alla fine tornare alle impostazioni iniziali? E i danni, lì nel mezzo, chi li paga? I cocci, diceva l'antico adagio, dovevano essere di chi li rompeva. La realtà non va mai propriamente così.
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