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Il poker live deve rimanere così 'vintage' o è auspicabile uno sviluppo tecnologico?

  • Scritto da Cesare Antonini

Poker live ed evoluzione tecnologica, il gioco deve rimanere davvero così "vintage" o è auspicabile almeno un incremento di questo aspetto?

 

 

Bloggando l’ennesimo torneo una riflessione è nata spontanea: l’evoluzione tecnologica nel poker live è davvero indietro, o meglio, gli organizzatori non l’hanno fatta evolvere. Volutamente? Logicamente?

Cerchiamo di capire com’è andata. Siamo al Pptour, uno dei tornei più longevi della storia del poker live italiano. Non c’entra nulla né dove siamo, né chi organizza e gestisce oggi. Ma se pensiamo a questo circuito ricordiamo quelle edizioni in cui tutti i tavoli erano praticamente gestiti da tecnologia Rfid con conteggio del chip count in tempo reale e lettura delle carte come i final table che vediamo oggi in diretta streaming un po’ su tutti i circuiti. Era quella l’evoluzione ideale? Non lo sappiamo dire per certo. Di sicuro era un grosso passo avanti. E ancora con più certezza, un passo decisamente più lungo della gamba che però in quegli anni di investimenti pazzi nel mondo del poker ci poteva anche stare. Naturalmente il tutto è molto costoso.

Da quell’impennata, però, siamo rimasti più o meno coi sistemi tradizionali final table a parte, dove la tecnologia è ormai standardizzata su conteggi automatici di chips e lettura delle carte.
In tantissimi circuiti, anche i più importanti al mondo come Wsop, Wpt e lo stesso Ept, gli updates del count live è ancora fatto coi metodi usuali: visual count, conteggi alle pause dei dealer e aggiornamenti dei blogger che ormai intuiscono benissimo gli stack dei protagonisti dei tavoli.
E’ pressoché fallito l’utilizzo di alcune app che offrivano ai players l’opportunità di inserire da soli gli stack. I giocatori preferiscono aggiornarsi Facebook o twittare lo stack di fine giornata o qualche oscillazione durante il flow del torneo piuttosto che perdere
Il poker sembra destinato a rimanere così, affascinante e vintage? Beh a noi piace così. Tuttavia un piccolo incremento dell’aspetto tecnologico per favorire sia i media sia il pubblico da casa che “railbirda” il torneo, sarebbe auspicabile. L’introduzione di Rfid, conteggi automatici degli stack almeno in field più ridotti in tornei importanti sembra essere il minimo sindacale. I giocatori, a volte, lamentano l’assenza di un live chip count ma i più esperti in grado di contare quelli degli avversari, sono ancora contenti dell’assenza di questi strumenti: può essere un bel vantaggio per chi gioca un po’ più a caso. Ed è davvero così, fidatevi.
Per ora si va avanti con qualche blogger, runner, floorman o dealer che aggiornano i sistemi manualmente con un grado di approssimazione altissimo visto che, mano dopo mano, può cambiare tutto. Ribadiamo: il poker deve rimanere quello con le carte e le chips di fattura più o meno pregiata. Un piccolo aiuto della tecnologia, però, andrebbe favorito anche per eliminare quei sospetti di aumenti o furti di chips al tavolo che ancora oggi, nel 2018, rischiano di infestare la credibilità di un circuito. Organizzatori, pensateci su.
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