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Italia, sveglia, i tuoi poker players hanno già superato da secoli divieti e 'Dignità'

  • Scritto da Cesare Antonini

La politica italiana di poker non capisce nulla e non ne azzecca una: i players, però, sono skillati e superano divieti e inefficienze con largo anticipo e velocità. 

I dati in crescita del gioco online francese (che abbiamo analizzato nei giorni scorsi) ma anche quelli degli altri Stati europei, si contrappongono con la continua depressione del poker italiano e con il futuro sempre più buio del settore, sia live che online. 

Del live abbiamo parlato spesso facendo il punto dei 4 casinò dove si può giocare legalmente dal vivo. E sappiamo del sottobosco borderline del gioco nei circoli delle principali città italiane.
Beh, quello che volevamo dire ai nostri esimi governanti, non solo gli ultimi arrivati, che i giocatori italiani già grindano all'estero o dall'Italia su siti esteri tranquillamente raggiungibili. I nostri players sono avanti anni luce e non stanno lì a piangersi addosso o ad aspettare le evoluzioni politiche di leggi o decreti "dignità". Loro prendono e si adattano, emigrano o studiano soluzioni tecniche. Ma il loro lavoro continuano a farlo. Sveglia! Li avete già persi.

Dicevamo della politica, però. Abbiamo vissuto tutta l'epopea del poker online "dot it", dall'esplosione del settore alla crescita esponenziale fino alla stabilizzazione del mercato e al crollo sempre più costante della raccolta e delle varie quote di mercato.
Il capolavoro della politica italiana è stato duplice, una bella combinata di provvedimenti no sense.
Nel momento in cui i Monopoli italiani erano riusciti a far convergere a Roma, ormai 13 mesi fa, gli intenti di ben 4 stati membri e la stessa Adm aveva lanciato una memoria per la costruzione di una liquidità regionale, ecco le pressioni di qualche operatore su un politico ben preciso (Franco Mirabelli del Partito Democratico) che mette un bastone enorme tra le ruote del processo normativo. E' forse la prima volta che le authority del gaming europeee esauriscono in pochi mesi i processi autorizzatori necessari per il lancio delle pool condivise nei tavoli di poker online. Un processo perfetto, rapido, esemplare. Ma l'Italia non c'è e nel momento in cui serviva un boost per la raccolta e per ripopolare le nostre "vasche", scegliamo l'immobilismo per paura di chissà cosa o chissà chi.
E purtroppo quel memorandum of understanding era solo un MoU e niente di più.
Adesso parlare di liquidità condivisa non ha proprio senso.
Con l'arrivo del governo "gialloverde" abbiamo toccato il fondo per il mercato del gioco. Senza pubblicità addio a nuovi players da reclutare a meno che non si trovino altri metodi che eludano l'insensato divieto. Ovviamente di liquidità manco a parlarne. Se pensate che il ministro del lavoro, Gigi Di Maio, ha lanciato la sua fatwa contro il poker online dove "ci si rovinerebbero milioni di italiani". Al che noi abbiamo scritto al numero uno di tale dicastero a più riprese, "di grazia, signor ministro, può indicarci un tavolo di poker online italiano dove spendere tutti i nostri soldi che non parte manco un sit and go da 3 euro?". Se solo lasciassero gestire settori così delicati a chi ne capisce davvero e non a chi ragiona con il numero di like ottenuti su Facebook e i vari social, allora forse le cose andrebbero meglio.
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