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Lotteria dello scontrino sì, liquidità condivisa no: che il Governo salvi il poker online!

  • Scritto da Cesare Antonini

Il governo gialloverde lancia la lotteria dello scontrino nella Manovra Fiscale ma la liquidità condivisa non è nei piani del nuovo esecutivo. 

Sì alla lotteria dello scontrino, no alla liquidità condivisa. Ok, non ci sarebbe neanche un “no”, in realtà, visto che il governo gialloverde non si è neanche posto il problema che esiste un gioco di abilità che sta vivendo una crisi nera da oltre tre anni. Un prodotto in costante calo, con una fuga di grinder e quindi di volumi di gioco e anche di soldi dell’erario, nei paesi che hanno dato il via alla liquidità condivisa che vedono, invece, crescere il proprio gettito.

Sembra un controsenso sul quale fare polemica becera ma non vogliamo cadere sempre nella posizione che potrebbe far dire a qualcuno: sì ma non vi sta bene niente e non proponete nulla.

Diciamo allora che, in effetti, in questo caso il nuovo governo ha ragionato bene. La lotteria dello scontrino potrebbe davvero funzionare e l’esecutivo non ha avuto problemi a riprendere un provvedimento del vecchio ministero anche se verrà chiamata la “lotteria dei corrispettivi”. Ah, e verrà anche pubblicizzata contravvenendo al Dl Dignità. L’idea è quella di spingere il lancio della fattura elettronica e di abbattere i volumi dell’evasione fiscale.
Ma allora perché non dare seguito all’accordo siglato dall’Italia nel luglio 2017 con Francia, Spagna e Portogallo sulla liquidità condivisa? Si fermerebbero tanti giocatori già volati all’estero prima del lancio della pooling liquidity per prendere la residenza all’estero e giocare online da quei tre Paesi che hanno dato seguito al deal voluto proprio da noi italiani. E che non perdono tempo di ricordarci.
Forse la parola poker può spaventare? Forse qualche società italiana ha ancora qualcosa in contrario? Non dobbiamo avere paura e, siccome il governo non ha ancora vietato il gioco pubblico, ma allora perché non renderlo competitivo?
Se poi volessimo dirla tutta ci sarebbe anche il poker live da regolamentare, ma questa è un’altra storia lunga e complicata.
Non si tratta di fare cassa e basta, si tratta di proteggere i giocatori, i cittadini italiani che praticano, tra l’altro, un vero gioco di abilità. E si tratta di trattenere in Italia risorse per le aziende e per l’erario. Invece di alzare sempre e comunque il Preu si potrebbe iniziare a razionalizzare una serie di elementi del mercato del gioco italiano, combattere l’illegalità (e non il gioco legale!) e ottimizzare dei giochi come il poker che ha bisogno della liquidità condivisa per vivere una nuova fase. Crediamo che l’esecutivo possa davvero capire che il poker online non è il male assoluto (come l’ha definito Luigi Di Maio in alcuni suoi discorsi) ma una piccola percentuale dei volumi totali di raccolta del gioco legale. Volumi modesti rispetto a slot e scommesse che però stanno sfuggendo di mano col rischio di veder volar via soldi e risorse all’estero oltre ad un ritorno veemente del dot com e quindi di pericoli per i bankroll dei nostri giocatori professionisti e non.
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