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Il proibizionismo sul gioco e i primi effetti: poker bandito, ok texas hold'em

I social network e alcuni studi legali consigliano l'utilizzo di alcuni termini piuttosto che altri: i primi effetti del proibizionismo. 

Non si può scrivere più poker ma texas hold'em sì. Meglio non scrivere casinò, resort è meglio. E poi preferibilmente non parlare di soldi, iscrizioni, buy in e non eccedere neanche nei termini che si utilizzando. Forse verranno banditi anche i "Ballas" e Dan Bilzerian verrà estradato alla stregua di un "terrorista" dall'America per aver "infettato" i cittadini italiani.

Siamo messi così. Dopo l'avvento delle nuove norme proibizionistiche sulla comunicazione e sulla pubblicità del gioco d'azzardo, questa è la situazione. O meglio, specie su alcuni social network, le policies hanno cautelativamente anticipato le linee guida di Agcom, l'Authority per le comunicazioni, imponendo alcune terminologie o, comunque, suggerendo ad alcuni studi legali che fanno consulenza a società di gioco anche estere, di adottare alcuni vocaboli piuttosto che altri.

Senza approfondire un tema che, speriamo, le indicazioni di Agcom chiariranno in attesa dello "switch off" di luglio 2019, ci interessa sottolineare come si andrà verso un'applicazione di una norma che non servirà assolutamente a nulla se non a causare danni sparsi a vari settori partendo da quello del gioco pubblico.

E, come al solito, in epoca di proibizionismo, i legali ci rimetteranno mentre chi già operava in maniera illegale continuerà a farlo avendo ancora più domanda da soddisfare. Sì, perché la storia che raccontiamo dall'estate scorsa non è una scusa di un settore per cambiare una legge che non gli piace. Non è una favoletta ma la realtà. E' anche ciclica come la storia stessa in generale. E quindi chi aspetterà di poter andare avanti in maniera legale perderà terreno nei confronti degli illegali che, intanto, cresceranno anche se il Governo ha promesso una lotta senza quartiere anche ad un mercato che, però, le ultime stime danno in aumento.
Intanto c'è chi si dimena tra poker e texas hold'em e tra casinò e resort o tra denaro o gettoni e chips e punti. A cosa serve questa ipocrisia terminologica? I tornei continuano a fare numeri pazzeschi dal vivo. Si gioca tanto, nei circoli, nei casinò soprattutto esteri visto che l'Italia è ancora a zero sul poker live. Possibile che si debba proseguire su questa strada con alcuni politici che sono convinti di aver sconfitto così le criticità del gioco d'azzardo?
L'unica cosa che ci dà la speranza è che la storia, come dicevamo, è ciclica. Anche all'estero assistiamo periodicamente a momenti restrittivi e proibizionistici. Poi le solite esigenze, le tasse che produce il settore o il proliferare dell'illegalità, riporteranno tutti all'ordine e imporranno una nuova era di regole e regolamentazione. Non di repressione e proibizione. Non si capisce perché, pur avendo già vissuto queste fasi, ciclicamente bisogna ricaderci. Come dite? La politica e i falsi consensi? Ah sì, giusto. Siamo sempre al punto di partenza come in un diabolico Monopoly. Sì, siamo messi così.
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