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La regolamentazione del poker nella campagna presidenziale Usa

Andrew Yang, candidato presidenziale democratico Usa, ha parlato di regolamentazione poker online a livello federale. 

Finora i buoni auspici che qualche presidente Usa avesse potuto prendersi in carico la regolamentazione del poker online a livello federale hanno fallito. La buona notizia, intanto e anche se il percorso è ovviamente lunghissimo, arriva dal candidato presidenziale democratico Andrew Yang che ha già parlato di un impegno per la regolamentazione del gioco preferito dagli americani. Lo ha fatto su Twitter e subito i poker pro si sono schierati dalla sua parte. Una mossa propagandistica per portare dalla propria parte una platea di elettori? Vista la grave posizione che il poker e l'azzardo hanno anche negli States con molte lobby pronte a combatterli (vedi il solito Sheldon Adelson), la mossa di Yang è piuttosto coraggiosa, invece.
Il suo obiettivo è semplice: proteggere i giocatori e impedire loro di giocare in siti offshore.
In questo momento l'assenza di una regolamentazione a livello centrale pesa. Ogni stato ha una posizione diversa sull'opportunità di legalizzare l'attività, ma ciò potrebbe cambiare se Andrew Yang venisse eletto presidente degli Stati Uniti.
"Il poker online è legale in 4 stati. Le regole stato per stato sono variabili e spingono molti giocatori verso siti offshore. Dovremmo chiarire le regole e renderle legali in tutti e 50 gli stati. Gli attori e le compagnie statunitensi trarrebbero beneficio e potrebbero essere utilizzate nuove entrate fiscali per mitigare la dipendenza", parla Yang.

Un sogno, vero? Già. Più business e più entrate fiscali, come accade in Italia dal 2006, anno delle liberalizzazioni Bersani che, indubbiamente, fece esplodere il gioco e la raccolta.

Ma poi quel passaggio: mitigare la dipendenza. Esatto. Investire in quello che sosteniamo da tempo: cultura del gioco e dell'intrattenimento e non solo investire soldi sulla cura dei malati. Anche perché è una malattia asintomatica, portafogli e conto corrente a parte. E chi gioca e ha problemi difficilmente riconoscerà di essere malato, un po' perché non se ne rende conto e un po' perché si vergognerebbe nell'auto denunciarsi. Per questo non ha senso aumentare le risorse per le cure se non per quelli già accertati. E' necessario lavorare sulla prevenzione e sull'aumento della consapevolezza dei rischi cui si va incontro per i più deboli psicologicamente e portati comunque all'eccesso.
Ora alzi la mano chi non ha compreso perché i politici avversi al gioco d'azzardo in Italia vogliano solo cancellare il settore, consegnarlo alle mafie (e agli usurai che erano stati tolti dalle strade) e, intanto, accaparrarsi milioni di euro per la cura. Che, ripetiamo, è necessaria, ma non può risolvere da sola il problema senza la prevenzione.
Detto questo, i poker pro Usa sono impazziti. Su tutti Negreanu: "I giocatori di poker che vogliono la libertà di giocare da casa, questo potrebbe essere il tuo uomo", riferendosi a Yang.
Joey Ingram ha persino invitato Yang nel suo show per discutere ulteriormente della questione. Chissà se si spingerà così oltre.
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