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Il problema dell'assenza di dealer nel poker live, un tema assolutamente da affrontare e risolvere

  • Scritto da Cesare Antonini

Il problema della scarsità dei dealer e degli addetti di poker live è un problema reale che viene dal passato e che la pandemia ha aggravato. 

Le lamentele corrono forti dalle World Series of Poker per l’assenza di dealer, sia a livello quantitativo che qualitativo. Ma da Las Vegas il problema è emerso in maniera ancora più gigantesca per il tenore dell’evento e per le dimensioni dei tornei e dei field oltre che della presenza di tutti i migliori players del mondo (in verità in maniera quasi totale a stelle e strisce) che sono assai esigenti e molto esperti di tutti i giochi, specie delle varianti dove la competenza degli addetti deve essere altissima.

Facciamo una premessa d’obbligo e necessaria: questa riflessione non è e non sarà mai un attacco ai dealer, persone meravigliose, tanti anche amici e grandissimi lavoratori che hanno il nostro rispetto e la nostra stima.

Le ragioni di questa crisi numerica e di involuzione della professione sta semplicemente nella pandemia. Oddio, semplicemente è una parola grossa. Il tema è caldo e complesso. Ma, di fatto, l’assenza di lavoratori nel settore del poker live mtt e cash game, è dovuta prettamente al Covid-19. Il lunghissimo lockdown ha effettivamente tranciato i link tra casinò, organizzazioni di eventi live e room online. In realtà non esiste un vero organismo che raccoglie tutti i lavoratori tra dealer, floorman e altre figure di sala. E quindi appena partito lo stop per il poker dal vivo, nessuno ha potuto salvaguardare i lavoratori (specie quelli di molti club) e applicare ammortizzatori sociali per tutelare chi in quel momento faceva solo quello di lavoro e non aveva nessun contratto che rientrava nelle categorie aiutate dallo Stato. Alcune grandi sale, casino o organizzazioni ci sono riuscite. Ma sappiamo di tantissimi lavoratori che in quei mesi e in quelli successivi, si sono dovuti arrangiare, aspettare e cambiare anche lavoro. Per questo, alla riapertura dei casinò, delle sale e dei circuiti di poker live, in molti sono andati in sofferenza: il personale mancava. E anche adesso manca qualcosa. Alle World Series i problemi sono ovviamente ingigantiti ma rappresentano lo specchio della realtà. E lo strascico sarà portato avanti ancora per qualche mese, speriamo non per anni. La pandemia sembra prendere la discesa della sua esistenza ma si dovrà convivere con regole e restrizioni ancora per un po’. E lo troviamo ragionevole: meglio ritenersi salvi solo quando la testa è definitivamente fuori dalle sabbie mobili o le stesse ci tireranno giù con forza e poi risalire sarebbe ancora più difficile se non proibitivo.

Il problema è anche un altro: difficile ora pensare alla stabilizzazione di questa professione. Sperando che non si verifichi più nessuna chiusura di questo tipo, il lavoro del dealer (forse meno quello del floorman o del chipman ad esempio) rischia di rimanere sempre un po’ precario. Almeno in Europa. A Las Vegas e negli Usa ci è capitato di vedere mazzieri anche in là con l’età, segno che la professione c’è ed è anche di grande pregio oltre che di grande responsabilità (un errore potrebbe condizionare piatti di decine o centinaia di migliaia di dollari). Ma sarà dura vedere un albo dei dealer, un sindacato ad hoc, ammortizzatori sociali e via discorrendo. Qualcuno ci stava pensando a cavallo della pandemia ma non è facile. E se la professione in Europa rimane così sarà sempre e solo un lavoro “stagionale” che, invece, meriterebbe sempre più dignità e rispetto. Shuffle up and deal!
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