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Poker e rapine a mano armata, il proibizionismo in Usa si abbatte sul gioco mica sulle armi

  • Scritto da Cesare Antonini

Meglio chiudere le partite di poker che vietare le armi, l'ennesima contraddizione degli Stati Uniti d'America. 

Che gli Stati Uniti d’America siano un paese dalle mille contraddizioni ormai è pacifico. Ed è altrettanto assodato che siano la patria del poker anche se ultimamente i campioni del mondo hanno sempre una bandiera europea così come tanti altri braccialetti vinti dai players del vecchio continente.

Un esempio piuttosto particolare è quello delle partite private dove vige un’ambiguità che sembra quella dei nostri club ormai praticamente legali ma che attendono da 13 anni un regolamento attuativo e l’assegnazione di concessioni.

Il concetto sembra essere lo stesso ma in Italia, se non altro, non abbiamo risvolti di cronaca nera e la sicurezza sembra decisamente più altra.

Il caso che sta facendo riflettere lo stato di New York, è quello di un club privato dove una dozzina circa di giocatori di poker stavano giocando a Texas Hold'em high-stakes vicino all'angolo tra Central e Lexington Avenue che esiste da decenni.

Meno di un'ora dopo la mezzanotte del 15 luglio, cinque rapinatori mascherati, vestiti di nero, sono entrati nell'ex Milan Social Club al 112 di Central Ave. da una porta aperta e, brandendo fucili automatici, hanno legato le mani dei giocatori dietro la schiena usando fascette di plastica e ha malmenato due players derubandoli di migliaia di dollari che avevano con se. I rapinatori sono scappati, è stata chiamata la polizia e ora gli investigatori stanno indagando sul crimine. Nonostante le recenti violenze, però, il locale è rimasto aperto.

L'Assessorato all'edilizia e alla regolamentazione della città ha informato il proprietario dello stabilimento, Giacomo Giglio, che l'edificio è stato identificato come libero perché in violazione dell'iscrizione al Comune. Il club ha tempo fino al 22 agosto per conformarsi.

"Non li abbiamo chiusi", ha detto al Times Union Richard J. LaJoy, direttore del Department of Buildings and Regulatory Compliance.

Da qui il problema: alla domanda se fosse legale per un luogo tenere il gioco d'azzardo con in gioco decine di migliaia di dollari – la polizia cittadina ha stimato il bottino in $ 25.000 anche se alcune stime sono state molto più alte – LaJoy non ha fornito una risposta diretta. "Questa è una domanda per lo stato in quanto sono l'autorità che ha giurisdizione e applicazione per tale attività", ha affermato.

Insomma l’ambiguità andrebbe risolta. Brad Maione, un portavoce della Gaming Commission dello stato, che regola il gioco d'azzardo a New York, ha detto al Times Union che il luogo non era "regolamentato dalla commissione", ma ha deferito la questione della legalità del club alle forze dell'ordine. Finché nessuno prende una parte dai profitti del gioco, è legale, dice la polizia. Ricordate la storia di Molly Bloom o il boom del poker in Texas dove, in effetti, non si prende race dai tavoli ma c’è lo stesso del profitto?

Tuttavia in molti considerano che sia pericolosissimo organizzare partite private specie se high stakes. Il rischio rapine è altissimo in molte parte degli States. Ma se si ragiona così allora tutti i luoghi in cui circola denaro andrebbero vietati? Sono i delinquenti a sbagliare mica chi gioca a poker.

Il pericolo dei club clandestini è stato messo in evidenza anche lo scorso anno, quando il sindaco Kathy Sheehan, affiancato dal capo della polizia Eric Hawkins, ha esortato il pubblico a denunciarli. Tutto questo scattò dopo la sparatoria mortale del 29enne Alexander Bolton e il ferimento di altri sei in un club sotterraneo al 117 N. Lake Ave.

"Penso che siano pericolosi: invitano al crimine", ha detto lo sceriffo della contea di Albany Craig Apple. "La voce si sparge. Sanno che ci sono molti soldi in gioco. Sanno che indossano orologi, anelli e tutto il resto ed è perfetto per una rapina".

E alcuni possono essere mortali. Nel 2007, l'insegnante di matematica del New Jersey Frank DeSena è stato ucciso a colpi di arma da fuoco durante una rapina a una partita di poker ad alto rischio a Manhattan. Quattro partecipanti alla rapina sono stati condannati. Nel 2015, un uomo di 83 anni, George Smith, è stato colpito a colpi di arma da fuoco durante una partita di poker ad alto rischio a Syracuse. Il grilletto, Charquan Edwards, è stato recentemente condannato a 20 anni di vita a seguito di un nuovo processo.

I casi sono tanti ma il divieto e la denuncia potrebbero semplicemente rallentare il fenomeno che potrebbe essere arginato in luoghi pubblici con sicurezza e telecamere anche se i rapinatori sono spesso entrati anche nei casino di Las Vegas effettuando colpi a mano armata e anche cavandosela dopo essere spariti nel nulla.

Se in Italia la necessità è quella di regolare o di lasciare così la gestione a tanti club molto responsabili e ben organizzati, forse in Usa il problema è di sicurezza e basterebbe vietare le armi? Singolare che il proibizionismo debba sempre abbattersi sul poker e mai su fucili automatici ideali per compiere stragi.

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