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Cristina Donadio: 'Ha ragione Scianel, il poker è come la vita'

  • Scritto da Cesare Antonini

L'intervista integrale con Cristina Donadio, attrice di cinema e teatro pazzesca e bravissima che con Gomorra è sbarcata in oltre 200 paesi. Ecco la lunga chiacchierata con Gioco News. 

 

Complice il Poker Concept organizzato dalla De Vere al Casinò di Saint Vincent, riusciamo ad incontrare per una bellissima chiacchierata Cristina Donadio che tutti avrete già identificato dalle foto pubblicate in pagina, con “Scianel”, il personaggio interpretato in Gomorra e che ha riscosso un successo incredibile tra i fan della serie e in tutto il mondo. Ma la scoperta è davvero sensazionale per chi non conosce a menadito il mondo del teatro e del cinema. Sì perché dietro la camorrista Scianel c'è un mondo e, mentre Cristina si racconta, si percepisce il valore immenso di un'attrice che ha lavorato con registri del calibro di Pappi Corsicato, Pasquale Squitieri, Sergio Castellitto e, infine, con Francesca Comencini e Stefano Sollima, solo per citarne qualcuno.

L'altra meravigliosa sorpresa è che Cristina non solo ama il poker, ma lo conosce alla perfezione fino ad usarlo per il suo lavoro: “Questo gioco è un fil rouge e se sono qua a Saint Vincent con voi c'è un motivo. C'è stato un periodo in cui giocavo tutte le settimane a poker ma alla versione tradizionale, quella a 32 carte, non al Texas Hold'em. E' il gioco più bello che esiste. Potremmo dire addirittura che ha una valenza antropologica. C'è tutto dentro il poker. Può essere la metafora di qualsiasi cosa, della vita, dell'amore e della passione. C'è il nascondersi dietro le carte anche se fino in fondo non puoi sparire e il corpo può tradirti, un movimento può farti scoprire, basta un tic, un muscolo e la tua mano è persa, il bluff è fallito”.

 

 

E questa passione, poi, è stata la ricetta giusta per il successo di Scianel: “Quando giocavo ho rubato a piene mani da altri giocatori. E se non giocavo mi piaceva molto anche guardare. Il marito di mia sorella negli anni 80 era un giocatore professionista, era bravissimo, un mostro. Amavo guardarlo giocare e ammirare quelle giocate, quel mondo affascinante! Così quando mi sono imbattuta in Scianel ho scoperto che tra le varie caratteristiche del personaggio c'era quella delle carte. E così mi sono ricordata di tutte le partite che avevo giocato e visto e le ho ripescate. La testa di un attore è un guardaroba con tanti cassettini dove dentro ci sono le parole e appesi ci sono i personaggi cui hai dato vita. E poi c'è un archivio in cui ci sono cose che pensavi di non usare mai e che hai visto nella tua vita e che ad un certo punto tiri fuori e usi per il tuo lavoro”.
Scianel l'avevi già incontrata quindi? “Tanti anni fa lavoravo con Nino Taranto in teatro (celebre comico, cantante e attore napoletano, ndr), e finita la cena dopo lo spettacolo non riuscivamo a dormire e così giocavamo a poker. Quando distribuivamo le carte c'era questa attrice che prima di prenderle in mano e trezziarle (spillarle, ndr), guardava le facce di tutti gli altri. Poi trezziava la sua mano. Questa cosa mi colpì molto. E' un basic del poker, credo, giocare con le carte degli altri e giocare con le mani degli altri oltre a quella tua. Questa attrice mi ha regalato molto per costruire Scianel anche quando ricordai come teneva la sigaretta mentre spillava le carte. Un altro elemento tipico del mio personaggio”.
 
 
Il poker è dappertutto, anche nel tuo lavoro? “Nella costruzione di Scianel ho avuto carta bianca ma sono dovuta stare attenta perché c'era il rischio di fare una macchietta, una caricatura. Bisognava aggiungere tutto nel personaggio per poi togliere un pezzo alla volta. Non ho studiato una camorrista esistente ma ho creato un archetipo del male come Clitemnestra, Medea, Lady Macbeth. L'unica cosa reale è l'orrore e la spietatezza perché l'unica obiettivo di questi personaggi è il potere. Anche loro hanno una strategia, e tutto è un po' come il poker e infatti lo cito: 'A vita è comme o poker' o 'quando hai capito tutte e cos' fa vede che non hai capito niente'. Il bluff anche è strategia pura e da quello si vede il giocatore. Quando si viene scoperti si rischia di apparire ridicoli. Se hai il minimo dubbio fallisce”. Tutto meraviglioso quando citiamo a Cristina il bluff della celebre scena de “Le Conseguenze dell'amore” di Sorrentino, tutto si chiude in una chiacchierata meravigliosa.
Non solo poker, comunque, nella vita di Cristina: “Di sicuro citerei lo Scopone scientifico, uno dei pochi giochi finito in un film, tra l'altro. Io abito a Posillipo, in questa bellissima villa Martinelli dove ad un certo punto venne a vivere Enzo Cannavale, famoso attore napoletano di teatro e di cinema. Vivevamo sulla spiaggia e l'estate i nostri genitori facevano anche 2-3 tavoli di scopone e le nostre madri invece amavano la scala 40 e si giocava fino all'ora di cena. Lui addirittura portava il manuale, le regole dello Scopone scientifico,il Chitarrella e c'erano sempre grandi discussioni sui punti. Era il loro Vangelo e si divertivano e litigavano”.
Qual è il personaggio che più ti è rimasto a cuore? “E' una domanda complicata cui rispondere. Non mi posso sentire un personaggio o farlo, io lo sono. Io sono Scianel, quel momento in cui reciti sei quella persona, non un personaggio. Se non fossi diventata Scianel non avrei avuto quella credibilità e quel successo”.
Quale scena ti è rimasta impressa? “Una su tutte quando fa uccidere il suo autista che ha una tresca con sua nuora e lei la scopre. Decide di ucciderlo proprio mentre sta andando a giocare a poker. Gli spara in mezzo alle palle e lei si ferma a guardare la scena fumando e mentre sta morendo non gli dà neanche soddisfazione di vederlo finire. Poi con aria di sufficienza prende la sigaretta tra due dita e gliela tira e sale a giocare. E' stato un gesto tremendo e quando l'ho rivisto non credevo ne fossi stata capace. Ma l'ho fatto naturalmente perché in quel momento ero Scianel, non l'avevo pianificato e non era previsto. Così la regista Francesca Comencini mi ha chiesto come mi fosse venuto in mente e le ho risposto, non so dovremmo chiederlo a Scianel”.
Qual è stato il momento più difficile della tua carriera? “Di sicuro quando ho messo in scena me stessa. E' rarissimo che accada ad un attore. Ho fatto la regia in cui recitavo e mi è servito per fare i conti con il mio passato. Io ero sposata con un attore, Stefano Tosi, che tanti anni fa muore a 29 anni insieme al mio autore teatrale, Annibale Ruccello. Ogni anno c'era un memorial ma di mio marito, Stefano, ci si ricordava poco. . In quel maledetto 12 settembre portavo ua rosa a mio marito e mi sfogavo con lui per questa cosa. Dopo 25 anni mi sono accorta di aver sviluppato un rancore verso Annibale ma che doveva essere contro il teatro. Mi hanno chiesto di fare uno spettacolo e ho deciso di mettere in scena noi tre, questo triangolo sbilenco perché dovevo farci i conti e dire quello che pensavo. Quindi io impersonavo me stessa, mio marito era un ballerino e un attore impersonava Annibale. Attraverso lo spettacolo ho proprio detto quello che pensavo raccontando questo triangolo sbilenco e lo spettacolo ha avuto un grande successo, tanti hanno capito l'operazione e in molti hanno fatto mea culpa, specie i critici teatrali. . Questa è stata la cosa più difficile che ho dovuto fare: ero Cristina e non ero più personaggio ma persona, ero me stessa”.
Come convivi con la popolarità con Scianel? E' un bel riflettore sulla tua immensa carriera o rischi di diventarne schiava? “Scianel è stato un grande regalo per me perché è un tipo di personaggio che non esisteva, ci sono stati solo boss maschili in Italia. Su Sky sta uscendo una serie che ha un taglio femminile, un punto di vista di questo tipo che è molto importante e che in Italia si dovrebbe cambiare. Poi ad un certo momento arriva Scianel e per questo devo ringraziare Stefano Sollima a vita. E' stata una grande fortuna, non è una condanna, anzi. Mi sento esattamente come prima ma è cambiata la percezione degli altri su di me e sulla mia carriera”.
Sono tantissimi gli aneddoti divertenti che la Donadio sciorina e che ci fanno capire quanto Gomorra e i suoi personaggi siano entrati nell'immaginario collettivo, specie in Campania ma in generale in Italia e nei 200 paesi in cui è stata distribuita in tutto il mondo: “L'anno scorso stavo tornando dal teatro antico di Pompei dove stavo lavorando alle Baccanti di Euripide. Giro sempre in motorino perché Scianel non può rovinarmi la vita, devo avere la mia libertà. C'è chi si accosta e mi chiama, “We Scianel!”. Una volta mi seguivano i vigili e pensavo fosse per il mio casco non proprio omologato e quando mi hanno fermato ho capito che volevano farsi un selfie. Un'altra sera ero stanca morta sempre col motorino arrivo nella zona dove abito e che è molto residenziale e si avvicina una coppia in scooterone: “Ma che ci fai cca?” e io “Scusa?” e ripetevano la domanda con un'intonazione tipica dello slang di Scampia. “Ma che ci fai cca?” E la moglie spiegò che rimasero sorpresi di vedere Scianel a Posillipo, in scooter. Poi ho riflettuto e gli ho risposto: “Me sto facenno nu giro”. Se avessi dovuto spiegare tutto, Euripide, le Baccanti, non avrebbero capito e c'avrei messo un'ora. Eppure al teatro ai Quartieri Spagnoli, uno dei più pericolosi di Napoli, si sparse la voce che stavo lavorando lì: “Sta' Scianel, sta' Scianel!”. Una mia collega mi disse che una folla di ragazzini mi stavano aspettando. E mi rivolsi a loro con la mia voce normale e le facce si fecero subito deluse e mi trasformai in Scianel: “Facimmuci nu selfie, facimm empress”.
E per chiudere un aneddoto co 'O Nano': “Qualche mese fa ero con Lino Musella, che è un attore meraviglioso e che interpreta “O Nano” che è l'amico di Ciro in Gomorra, quello che viene “sparato” in spiaggia davanti alla figlia. Insomma siamo stati tre settimane a Torino con lo spettacolo delle Baccanti. E molti venivano a vedere i nostri due personaggi di Gomorra, venivano perché eravamo lì no e poi vedevano uno spettacolo di teatro greco. Poi venivano in camerino e ci ringraziavano per aver scoperto uno spettacolo del genere”. 
 
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