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Il gioco preferito al BarLume di Marco Malvaldi

  • Scritto da Ca

L'autore della fortunata serie di gialli per Sellerio Editore approdata anche su Sky Cinema con grande successo ha tenuto uno dei martedì letterari del Casinò di Sanremo e Gioco News non se l'è lasciato scappare.

 

“Giocare è uno dei modi migliori per approcciarsi alla vita. Di sicuro apprezzo molto meno i giochi d'azzardo ma adoro il poker sportivo e tutte le sue affascinanti caratteristiche che ne fanno una delle migliori discipline per migliorare le nostre capacità mentali e comportamentali”. E' un player di Texas Hold'em? Macché, è Marco Malvaldi, scrittore di successo per la Sellerio Editore, grazie alla fortunata serie di libri diventata anche serie tv legata al BarLume e al protagonista Massimo Viviani che ha preso il volto di Filippo Timi.
Abbiamo la fortuna di intervistarlo grazie all'invito ai Martedì letterari da parte del Casinò di Sanremo: momenti di grande cultura che la casa da gioco organizza da anni. E mentre “ripassiamo” la sua carriera cogliamo un grande legame col gioco già nei suoi titoli dei gialli che ha pubblicato dal 2007, quando esordì proprio con il suo primo testo, “La briscola in cinque”.
“Adoro il poker sportivo per il calcolo delle probabilità, per la gestione del portafoglio e anche perché ci obbliga a leggere i comportamenti delle persone. Ci sono variabili che controlli e altre meno e anche questo contribuisce ad accrescerne il fascino. E' un gioco che considero educativo a livello matematico e a livello comportamentale sulla gestione dell'essere umano anche nei suoi momenti di rischio o di crisi”.

Quindi sarà un giocatore provetto: “Macché, il tempo è quello che è, e se gioco lo faccio con gli amici. Ma mi piace davvero tanto anche per la durata mentale: siamo tutti molto bravi a prendere decisioni con 8 ore di sonno e un caffè. Un po' diverso è quando sei alle 3 di notte e devi continuare ad essere lucido. In generale preferisco tutte le forme di applicazione dell'intelletto che hanno un feedback obiettivo e ti mettono di fronte al fatto compiuto e ti valutano per come ti sei comportato. Non fraintendetemi, ma se dovesse capitare di perdere soldi il messaggio arriverebbe molto più forte e chiaro e gli errori commessi lascerebbero un segno più forte e deciso”. 

Come non condividere le posizioni dell'inventore del mitico Viviani che nella serie tv ha preso il volto di Filippo Timi. Ci conforta anche il Pentagono che ha ingaggiato a fior di milioni il poker bot Libratus per gestire decisioni simili all'hold'em applicate alla vita reale: “Ma è evidente! Solo nel poker si cambia sempre il piano di gioco – ci spiega Malvaldi – le carte sono una componente fissa ma poi cambia tutto, i comportamenti, la posta in gioco, le valutazioni, gli stati d'animo, la stanchezza. Gli scacchi sono un gioco difficilissimo ma il piano di gioco e le strategie sono quelle. Nel poker può anche capitare di dover saper utilizzare l'irrazionalità più spinta contro un giocatore razionale. Se riesco a convincere l'avversario che mi ha in pugno allora è fatta! E poi cambiano le strategie da quando si è in otto a quando si rimane in tre o nello scontro finale. Ci sono pochi giochi che insegnano tutte queste cose tutte insieme!”.
Passando dal poker ad altri giochi, tutti i titoli del BarLume hanno un legame con i giochi, da “Battaglia Navale” a “La carta più alta” tanto per citarne alcuni: “Ovviamente sì. Il mio libro d'esordio, tra l'altro, è “La briscola in cinque” ed è un gioco bellissimo che stravolge le regole della coppia e i vecchietti del bar dei miei libri (Pilade, Aldo, Rimediotti, ndr) giocano a questa variante tutto il giorno. E' qualcosa che amo perché solo quando ti siedi a giocare ti riveli per quello che sei. Qualcuno mostra alcuni suoi lati che altrimenti non scopriresti mai. Diffidate, ad esempio, da chi vi dice, io gioco solo per divertirmi: provate a vedere cosa succede quando a metà partita scoprirà che non potrà più vincere!”.
Quindi Pierre de Coubertin lo mandiamo in pensione? “Ecco qui vorrei fare una precisazione. Il barone non ha mai detto che l'importante fosse partecipare e non vincere. La frase originale dice 'l'importante non è vincere ma partecipare alle Olimpiadi' che è ben differente. Bisogna tendere all'eccellenza e noi l'abbiamo storicamente travisata. Se non impariamo a distinguere tra vittoria e sconfitta allora abbiamo perso davvero. Nessuno imparerebbe a camminare se non cade mai e non prova il dolore”.

I vecchietti del BarLume, invece, sono accaniti e giocano sempre a carte: “Sia nel libro che nella serie tv è un elemento per me primario. Le carte sono un fenomeno mondiale, tutti ci giocano al bar, ovunque vai trovi gente che si ritrova in qualche locale e si sfida. C'è un grande valore dietro questa attività”.
Anche dietro la costruzione delle sue storie c'è l'applicazione di un esercizio logico? “Certo che sì. Nelle scuole di tecnica insegno proprio che i gialli si scrivono dalla fine. Si gioca sporco, si parte dalla scoperta dell'assassino e si va a ritroso e si narra all'opposto. Anche nei giochi spesso si va all'inverso per trovare la soluzione, devi avere a mente di preciso dove devi arrivare. Nel calcio, ad esempio si parte dal gol e si ricostruisce come ci si è arrivati o come la difesa è stata battuta”.
E nei doc del pc di Marco Malvaldi cosa c'è in bozza in questi mesi? “Sto scrivendo un libro insieme ad un detenuto del carcere di Volterra. E' ambiente che si conosce poco e nel testo parliamo di una truffa che avviene proprio all'interno della struttura ma non posso svelare di più – ci confida l'autore - da qui a fine anno concluderò anche il nuovo episodio del BarLume e ci ritroveremo in un ambiente collettivo molto vicino al casinò: l'albergo versiliese è una piccola comunità che ha regole più ferree diverse dalle società ed è un'ottima location dove ambientare un bel delitto e lasciarlo impunito. Non parliamo di gioco in senso stretto, più di giochi di prestigio ma ora davvero basta non posso dire altro!”. Possiamo essere contenti: neanche il suo “Viviani” gli avrebbe estorto più spoiler!

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