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Perugia e giochi proibiti: i circoli di poker, intanto, chiudono

  • Scritto da Cesare Antonini

I circoli di poker live perugini per ora scelgono la chiusura dopo l'inserimento dell'hold'em nella tabella dei giochi proibiti. 

I gestori dei poker club perugini dovrebbero non rischiare: chiusura, nel frattempo, poi, forse, uno spostamento in qualche territorio vicino o una riapertura concordata con il nuovo Questore. Per il momento dovrebbe essere questa l'impostazione di chi organizza tornei di poker live texas hold'em finiti nella nuova tabella dei giochi proibiti dopo l'aggiornamento reso noto nelle scorse ore.

Perugia era una delle poche zone franche per giocare a poker live sulla base di una sentenza di gennaio 2013 quando un circolo venne assolto dalle accuse di gioco d'azzardo sulla base dell'assenza del regolamento che lo Stato avrebbe dovuto pubblicare 4 anni prima sul gioco in questione. I giudici fecero rimando alla legge 7 luglio 2009 numero 88, la Comunitaria che prevedeva la concessione di titoli per alcuni soggetti che avrebbero potuto organizzare tornei dal vivo. Regolamento mai pubblicato, concessioni mai distribuite. Insomma perché un cittadino dovrebbe fermarsi di fronte all'immobilità dello Stato e bloccare le sue attività imprenditoriali previste, tra l'altro, dalla legge?

I giudici rilevarono che "la normativa attualmente in vigore affida la disciplina puntuale del cosiddetto poker sportivo non a distanza all'emanazione di un regolamento governativo che stabilisca, in particolare, le modalità di svolgimento del gioco rispettando le quali il poker stesso assumerebbe fisionomia di gioco lecito".
A precedere Perugia fu una sentenza rivoluzionaria del Tar Puglia visto che anticipò anche altre sentenze (vedi Tar Perugia) in cui si faceva riferimento alle mancanze dello Stato Centrale quando ritardava l'adozione di un regolamento per il lancio sul territorio dei tornei di poker dal vivo: "A distanza di quasi due anni dalla previsione legislativa con cui si autorizzano siffatti tornei, la persistente mancata adozione del predetto regolamento interministeriale (..) non possa penalizzare le aspettative di imprese, cittadini ed enti quali quelli di specie, pena la vanificazione del principio di effettività della legge. Come evidenziato in precedenti analoghi di questa sezione, in presenza di una lacuna regolamentare tuttora non colmata, sembra dunque possibile dare vita a tornei di poker sportivo nella variante prescelta dalla associazione ricorrente, a condizione che siano rispettate le modalità individuate dal Consiglio di Stato, (sez. II, nel parere n. 3237 del 22 ottobre 2008) con riferimento alle modalità di gioco da torneo e, in particolare, alla iscrizione limitata ad un certo importo (euro 30,00), al divieto di ogni possibilità di rientro (c.d. re-buy in) e alla previsione di premi non in denaro, oltre alla impossibilità di organizzare più di un torneo nella stessa giornata e nella stessa località".
Detto questo le carte, i precedenti, le sentenze, parlano chiaro. Tuttavia i proprietari delle sale per ora non intendono rischiare. Anche perché riaprire significa ingaggiare una lotta con le autorità per ottenere il dissequestro e una causa legale che dura comunque qualche anno. Proprio come accadde per il circolo perugino che vinse solo nel 2013.
C'è un altro elemento da considerare: se la legge 88/2009 non è stata abrogata e sappiamo che non è così, perché un questore può prendersi la libertà di inserire un gioco legale per la norma nazionale in una tabella dei giochi proibiti?
Ci sarebbe però, uno spiraglio: "Il poker è vietato eccetto nei casi espressamente autorizzati ai sensi dell’art. 88 del Tulps". Ma nonostante questo la prudenza, in questi casi, sembra davvero prevalere.
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