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Una petizione per spingere l'Italia ad entrare nel 'Poker senza frontiere'

  • Scritto da Ca

Una petizione per il poker senza frontiere su Chance.org per promuovere presso Adm la liquidità condivisa anche con l'Italia. 

Una petizione di ormai quasi 600 firme (ma con l’obiettivo di arrivare a quota 1.000), da parte dei principali media di poker d’Italia e che rilanciamo anche noi di Gioconewspoker.it, convinti che la liquidità condivisa sia un’opportunità imperdibile per tutti i players e le aziende del settore. La piattaforma è Chance.org e la lista di firme si chiama Poker Senza Frontiere. Il tutto è diretto a Benedetto Mineo, Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. 

L’idea è quella di “informare ogni giorno i giocatori, spronarli a comportamenti responsabili e promuovere il gioco legale ed autorizzato dalle autorità italiane”, scrivono Assopoker, Pokeritaliaweb e Italiapokerclub. Aggiungiamo noi che un ingresso dell’Italia nel mercato regionale europeo legale e condiviso, non farebbe altro che aiutare a tutelare i players altrimenti costretti a giocare sia su piattaforme illegali o comunque autorizzate in altri stati, dot com o dot eu. Inoltre non si tratterebbe di un allargamento dell’offerta di gioco ma, semmai, di una rivitalizzazione di un gioco che, altrimenti, è costretto a morire lentamente visto il calo progressivo e continuo dei dati della raccolta mese dopo mese. 

“Giovani o anziani, esperti o amatori, siamo persone accomunate da un amore: il poker.- spiegano i promotori - lo abbiamo giocato, seguito, commentato, con sempre in testa un minimo comun denominatore: la passione.    Il poker ci ha insegnato negli anni che bisogna lottare per raggiungere gli obiettivi e che solo con impegno e sacrificio si può trovare la strada giusta. Abbiamo cominciato a giocare gratuitamente per il gusto di divertirci, per imparare. Ci siamo affezionati ai nostri beniamini, abbiamo sottratto loro lezioni di tecnica, carpito segreti, divorato i forum di poker, sgualcito le pagine delle riviste. Ci siamo impegnati, alcuni diventati bravini, per altri il poker è rimasto un passatempo piacevole, tale lo è tutt’ora per tantissime persone, vincere o perdere fa parte del gioco”.

Dalla speranza alla delusione: “Qualche anno fa abbiamo cominciato a sperare di confrontarci con giocatori di nazioni come Francia, Spagna e Portogallo, eravamo tutti eccitati dall’idea di sederci al tavolo contro i migliori giocatori europei, oltre che contro quelli della nostra nazione. Due anni fa (luglio 2017, ndr) sembrava tutto fatto: l’Italia firmò un accordo con quelle tre nazioni, ma, al giorno d’oggi, noi siamo rimasti l’unico paese che non lo ha rispettato, lasciando passare il treno giusto. Un ritardo tanto più grave, anche nei confronti degli altri Paesi firmatari, se si considera che proprio in territorio italiano l'accordo è stato sottoscritto. Le presenze sulle poker room italiane diminuiscono sempre di più, mentre i nostri “cugini” possono giocare tra di loro iscrivendosi a tornei e partite di cash game con un ricambio di persone ancora oggi sorprendente”.

Ban all’illegalità ma così è difficile: “Noi non vogliamo giocare sui siti illegali! E non vogliamo più vedere ogni giorno nostri amici giocatori che fanno le valigie ed emigrano all’estero solo perché è l’unico modo per confrontarsi contro i players stranieri. Se succede tutto questo vuol dire che qualcosa non funziona. Le autorità degli altri Paesi hanno comunicato ufficialmente che il gioco internazionale non ha creato alcun problema e che vengono mantenute tutte le tutele sulla sicurezza, protezione dei minori e controllo del gioco problematico. Insomma: non c'è alcun motivo per restare fuori! Se l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli finalmente mette in atto l'accordo, il poker online legale può diventare molto migliore, più competitivo rispetto a quello illegale e più divertente per le migliaia di italiani che amano questo gioco. É passato ben più di un anno da quando tutto sembrava fatto, ma quel sogno sembra svanito: come al solito, purtroppo ci siamo abituati, proprio l'Italia è l'unica che è rimasta indietro, fanalino di coda di un gruppetto che procede spedito e che ci aspetterà solo ancora per un po'. Ecco perché è il momento di farci sentire e di smettere di sognare, ma semplicemente di ottenere quello che era già nostro”, concludono. 

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