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Poker Tax (quasi) free!

  • Scritto da Cesare Antonini

Le vincite di poker live non sembrano essere più un grosso problema da dichiarare in buona parte del mondo.

L’Operazione All in è stata ormai archiviata a colpi di sentenze. In Europa si può giocare a poker live e vincere liberamente senza rischiare persecuzioni fiscali che neanche un boss di Gomorra proverebbe mai sulla sua pelle. Nei paesi in cui l’Italia ha una convenzione fiscale che va oltre il semplice scambio di informazioni, compresi gli Stati Uniti d’America, il divieto di doppia imposizione vale come nello Spazio Economico Europeo. In generale i principi contabili internazionali la vieterebbero sempre e comunque. Ma, si sa, ogni mondo è paese e per ogni “campanile” vale una legge diversa. A Monte Carlo, ad esempio, e in altri paesi dove non esiste una convenzione, i problemi col Fisco rimangono.
Facciamo quindi un riepilogo partendo proprio dalla location in cui, mentre questa rivista verrà distribuita, si terrà uno dei principali tornei a livello internazionale.

Al Principato il Fisco rimane “grey”
“Esiste un accordo di scambio di informazioni tra Italia e Principato di Monte Carlo a livello fiscale. Tuttavia, una vincita in un torneo di poker live (o al casinò) rischia ancora di essere tassata con aliquote che possono toccare anche 43-44 punti percentuali”. È l'esperto fiscalista e vincitore in Corte di giustizia europea insieme all'avvocato Max Rosa, della storica causa “Blanco/Fabretti”, Sebastiano Cristaldi, ad analizzare la situazione fiscale tra il nostro Paese e il piccolo Stato teatro di una tappa dell'European Poker Tour proprio nei giorni in cui il nuovo numero di Gioco News sarà tra le vostre mani. Parere autorevole quello di Cristaldi che ha, di diritto e di fatto, fermato l'operazione “All in” dell'Agenzia delle Entrate italiana, dopo anni di angherie subite dai bankroll dei nostri poker players. È ormai sancito e appurato, infatti, il divieto di doppia imposizione fiscale tra due paesi membri dell'Ue e quelli nello spazio economico europeo.
 
“Ma anche quando ci sono delle convenzioni fiscali molto più profonde tra Italia e Paesi di riferimento (addirittura gli Usa, ndr) esiste qualche dubbio interpretativo col Fisco”, specifica Cristaldi che sta preparando un ricorso alle autorità fiscali proprio su questo tema.
Molti players chiedono lumi: come siamo messi a Monte Carlo? “Il principato non è più in black list come prima, è più 'grey' che 'white', però, e la situazione rimane complessa. C'è stata una voluntary disclosure, lo strumento che il Fisco mette a disposizione dei contribuenti per regolarizzare la propria posizione fiscale e alle banche obbliga di fornire informazioni in merito ai correntisti. Tuttavia la tassazione rimane quella non essendoci una convenzione approvata da entrambi i regimi fiscali”.
Quindi? Come funziona se un player dovesse vincere una somma di denaro nel corso di un torneo? “Anche se per il diritto internazionale la doppia imposizione dovrebbe essere valida – ribadisce Cristaldi – in una situazione come Monte Carlo si aprirebbe subito una trattativa col Fisco. Vanno studiate bene le carte e capire bene l'accordo cosa dice. In linea generale il player verrebbe tassato sul reddito che già ha e in proporzione alla vincita che ottiene. Facciamo un esempio: se un contribuente ha vinto 100mila euro e ha un reddito di 50mila euro può arrivare a pagare anche il 43-44 percento”.
 
Non si può fare nulla? “Come detto il tema va approfondito ma esiste uno scambio di informazioni e non si comprende per quale motivo il Fisco non dovrebbe riconoscere il divieto di doppia imposizione anche a Monte Carlo.  e cercando di essere trasparenti. Che non sia più black list è certo ma non esiste neanche una convenzione di cui parlavamo poc'anzi”. Siamo alle solite: perché tassare sempre tutto e con aliquote molto più alte, tra l'altro, del prelievo alla fonte nei casinò italiani, il 10 percento?
 
Ecco le World Series e il solito problema delle tasse
Si avvicinano le World Series Of Poker che si giocheranno a Las Vegas dalla fine di questo mese fino alla metà di luglio, e tanti giocatori iniziano a fare le loro valutazioni sul problema delle tasse. Come premessa ci sentiamo di consigliare di rimanere a giocare principalmente in ambito See (Spazio Economico Europeo) dove ormai il divieto di doppia imposizione fiscale è recepito e anche assimilato da molte commissioni tributarie. Sì, perché dopo la sentenza Blanco/Fabretti dell’ottobre 2014 ci vollero ancora un paio di anni prima che i vari livelli manageriali e degli uffici dell’Agenzia delle Entrate e delle locali commissioni, avessero recepito realmente i dettami della Corte di Giustizia Europea. Incredibile ma vero, pur con la sentenza passata in giudicato, alcuni ispettori continuavano a recapitare pesanti cartelle esattoriali ai poker players di casa nostra.

Detto questo, le World Series e i tornei che offrono, non vincolano i players a pagare subito la quota di tasse che nel Nevada vanno dichiarate. C’è la possibilità di scegliere ma, alla fine, in Usa o in Italia la vincita va dichiarata. In altri casinò, come il The Venetian ad esempio, la somma di un 20-25 percento viene subito trattenuta. Poi, in Italia, la somma va segnalata e, teoricamente, la doppia imposizione non dovrebbe essere applicata vista la convenzione vigente tra Italia e Usa. Ma per qualsiasi caso è bene affidarsi a dei professionisti usando la massima cautela per prendere le necessarie precauzioni ed evitare poi di ritrovarsi in spiacevoli situazioni.
A fare da apripista per gli Usa fu uno dei campioni del poker d’Italia e anche braccialetto delle series mondiali, Dario Minieri. Qualche anno fa l'avvocato Max Rosa e il fiscalista Sebastiano Cristaldi riuscirono ad annullare una cartella esattoriale da 1,4 milioni di euro che aveva minato la vita di Dario Minieri.
Va ricordata la sentenza primaria "La EU:C.2014:2311 emessa dalla Corte di giustizia il 22 ottobre 2014 nei procedimenti riuniti C.344/13 (Blanco) e C-344/13 (Fabretti), ha statuito l'incompatibilità della normativa nazionale sulla tassazione delle vincite conseguite all’estero con esenzione delle analoghe vincite nazionali, per violazione dei principi di “non discriminazione” e di “libera prestazione dei servizi” all’interno dell’Unione europea (art. 18 e 56 Tfue).
Max Rosa spiegava che “i nostri principi ormai sono stati riconosciuti come validi e cioè, l’imposizione diretta delle vincite extra Ue, così come pretesa dal nostro Fisco, ben lungi dal costituire un fatto acquisito, integri viceversa una modalità di tassazione illegittima, perché contrastante con i principi di diritto tributario internazionale di tax equity e di domestic neutrality, nonché con quelli convenzionali di “non discriminazione” e di “reciprocità”, e, infine, con quelli costituzionali di uguaglianza e capacità contributiva.

Una sentenza, quella di Minieri, che ha aperto le frontiere del poker internazionale (nel Nevada sicuramente) dopo quella Blanco/Fabretti che aveva annullato la doppia imposizione a livello europeo. Va, però, ribadito che c’è da fare grande attenzione a tutti i casi particolari e che fuori dall’Ue non esiste una sentenza recepita a livello parlamentare come accadde per il caso dell’Operazione All In. Ma la strada per il poker live è decisamente in discesa.
 
Anche San Marino è “tax poker free”
 
Un altro stato piccolo ma problematico sembrava essere la Repubblica di San Marino. Sembrava essere, visto che, come dice il direttore della Giochi del Titano Spa, Salvatore Caronia, “i giocatori si devono regolare per le vincite come se stessero giocando in un altro paese europeo”. Infatti, si ha l'obbligo di dichiarare le somme vinte e di inserirle in un quadro preciso della dichiarazione dei redditi come redditi diversi non imponibili (il quadro Rm). San Marino ha una convenzione con l'Italia che vieta la doppia imposizione fiscale, un concetto molto caro al diritto comunitario e anche inserito nei principi contabili internazionali.

“Quindi i players che verranno a giocare da noi non saranno tassati due volte in Italia – prosegue Caronia - c'è stata anche la sentenza Blanco/Fabretti di qualche anno fa che ha ribadito questi concetti battendo le operazioni dell'Agenzia delle Entrate italiana sulle vincite dei poker players. Il trattamento è identico come se fossimo nel quadro del regime europeo e a livello internazionale. Aggiungo – prosegue Caronia – che anche in Italia i players sono comunque tenuti a dichiarare le vincite seppur abbiano già pagato le tasse nei casinò italiani. Il Fisco vuole comunque sapere che quei soldi il cittadino li possiede anche se non li tassa. Ovviamente consigliamo di conservare le ricevute dei cash vinti a San Marino che noi consegniamo sempre a tutti i players”.
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