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L'addio a Sheldon Adelson, re dei casinò e primo nemico del poker online

  • Scritto da Ca

La morte di Sheldon Adelson una grande perdita per il mondo del gioco nonostante la sua ostinazione a combattere il poker online. 

L’abbiamo detto quando nei giorni scorsi aveva lasciato il ruolo della direzione della sua Las Vegas Sands per un altro ciclo di cure, Sheldon Adelson ha contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo del gioco in tutto il mondo e nelle sue proprietà, tra Las Vegas e Macao, il poker live aveva spazi bellissimi, privilegiati e un’offerta di gioco di primissimo livello. Purtroppo il linfoma di cui soffriva l’ha sopraffatto e a 87 anni ha lasciato questa Terra.

Il mondo del poker Usa ha reagito con grande cordoglio riconoscendo proprio questi meriti. Ma non dobbiamo fare un esercizio di ipocrisia e ricordiamo la dura e strenua lotta contro il poker online. Una guerra miope, l’abbiamo sempre detto e lo ribadiamo. Mentre il mondo volge la testa al digital in tutto e per tutto e alle logiche omnichannel, Sheldon Adelson ha sempre voluto tutelare il suo business live. Un piccolo esempio: le perdite delle sue aziende sono state ingenti sotto lockdown da Covid-19 e aver avuto una diversificazione lanciando un ramo d’azienda online, forse avrebbe aiutato a mitigare gli effetti della grave crisi che sta investendo tutte le case da gioco di “malta e mattoni” in tutto il mondo. I numeri del poker live e il business digital non avevano evidentemente un conflitto di interessi e l’uno non cannibalizzava l’altro e viceversa.

Brutto dirlo ma senza le pressioni di Adelson e con la sconfitta di Donald Trump, che il magnate aveva finanziato nelle ultime due elezioni presidenziali Usa, proprio per perseguire i suoi scopi. Tra questi c’era anche la riabilitazione del Wire Act, quel codicillo che è ancora in attesa di essere valutato e che, se approvato, vieterebbe sia tutte le norme approvate sul gioco online che la liquidità intestatale tra chi ha regolato il gambling in questi anni. Tutto è possibile ma le recenti notizie, oggi l’Indiana e nei giorni scorsi il Michigan, sembrano aprire un ciclo di serenità normativa in ambito federale se non altro per lasciare liberi gli Stati Usa di decidere se regolarizzare o meno il poker e i giochi online.

Non siamo ipocriti ma non siamo neanche al livello di alcuni tweet di alcuni Professional poker player Usa. O ex come Vanessa Selbst che ha chiuso il suo messaggio dicendo che “possa la sua morte essere un segno di cose migliori a venire per il poker”.

Adelson ha costruito un gigante dei casinò e ha assunto 50.000 dipendenti. Pagava al di sopra degli standard del settore ed era noto per prendersi cura dei suoi dipendenti. Ma, come scrivono altri colleghi Usa, “si potrebbe sostenere che nessun individuo al mondo ha fatto più danni all'industria e ha impedito ai giocatori di poker americani di giocare online”.
Altri commenti sono ancora più offensivi e, francamente, preferiamo non dargli voce. Addio ad Adelson nella speranza che i suoi colossi, specie il meraviglioso The Venetian dove tanti italiani hanno vissuto momenti meravigliosi sia ai tavoli da poker che nelle strutture di intrattenimento e nello stupendo resort, si salvi e possa tornare ad offrire gioco dal vivo come tutte le altre location mondiali danneggiate dal Covid-19.
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